65.000 spilli e non solo: la MLB Gallery ad ArtVerona

Le opere esposte ad ArtVerona, pur differenziandosi grandemente tra loro per stile, tecnica e soggetti rappresentati, sono intimamente connesse da un tema comune: la dualità. Cogliendo l’invito ad essere osservate con attenzione, rivelano tutte una duplicità a livello tematico, visivo o tecnico.
Il senso espresso dalle opere non è mai racchiuso nella sola impressione che offrono ad un primo sguardo, ma è sfaccettato in una dualità e molteplicità di significati, a volte contrastanti.
Duplici sono le opere di Stefano Scheda, che gioca con il concetto di confine e con la difficoltà nel definire con certezza “quando si è dentro e quando fuori”.
L’infanzia è il soggetto delle fotografie di Mustafa Sabbagh, capaci di intrappolare lo spettatore nel cortocircuito scaturito dall’innocenza dei personaggi ritratti, in contrasto con le loro mani apparentemente insanguinate.
Doppio è il lavoro di Silvia Camporesi che fotografa, come se fossero reali, modellini costruiti in cartone di città o di set cinematografici, e combatte la bidimensionalità della fotografia attraverso la tecnica del kirigami, con cui restituisce una terza dimensione alle architetture ritratte. Alcune sue opere, in apparenza a colori, sono invece stampe in bianco e nero colorate a mano a pastello.
Magiche e ironiche le sculture di Stefano Bombardieri: la pesantezza del rinoceronte è annullata dal suo stato di sospensione, come la frivolezza di un gesto di vanità è spazzata via dalla minaccia fredda della pistola puntata.
Marcello Carrà utilizza la penna Bic per accostare infanzia e vecchiaia, facendo sfiorire, come se fossero reali, i personaggi dei cartoni animati, icone delle generazioni passate.
Il dualismo si ritrova anche nel lavoro di Marco di Giovanni, che si avvale di un supporto ‘caratterizzato scientificamente’ come la mappa con i fusi orari delle Moleskine, per creare a matita scenari onirici e trasognanti che cercano di ‘liberarsi’ dalla loro matrice prefissata.
Una dualità che si declina in senso femminile negli spettacolari lavori di Ketty Tagliatti, in cui la delicatezza intrinseca dei petali della camelia contrasta con gli spilli che ne compongono la forma, mentre la femminilità del gesto del ricamo imprigiona quasi con violenza le spine delle rose.

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